sabato 1 novembre 2014

Forma Ordinaria del Rito Romano

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
[Mt 25,31-46]

Forma Straordinaria del Rito Romano

In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
[Gv 5,25-29]
  
Morte. Giudizio. Inferno. Paradiso. I Novissimi. Forse roba da bigotti, da pie vecchiette, da gente nata nel secolo sbagliato. Oggi non si può parlare in questi termini. La morte è un tabù, il giudizio non esiste e l’inferno è vuoto. Questo, però, non è quello che insegna Gesù Cristo e, coerentemente, crede la Chiesa. E riflettere, meditare e pregare sulla morte non è roba da gente triste e sfigata, ma da uomini e donne che sanno della serietà della vita e che vogliono essere santi. Sì, perché soltanto se accettiamo l’idea della morte – e non ci chiudiamo nelle speranze scientifiche o ignoriamo tout court il problema – possiamo apprezzare e scegliere di vivere la vita per quello che è. La morte illumina la vita. Sapere che prima o poi questa vita finisce e che dovremo rendere conto di quello che abbiamo fatto può portarci a vivere in uno stato di ansia, sconforto e terrore oppure in uno stato di abnegazione e devota obbedienza alla vita. Vivere non è respirare e sommare giorni ai giorni in attesa della fine. Solo se crediamo nel Giudizio (credere alla morte è razionale, non è un atto di fede) e nella possibilità di sprofondare nell’Inferno così come di gloriarci in Paradiso, diamo valore e importanza a ciò che facciamo in vita. Se la morte è la fine di tutto, che senso ha sforzarsi per vivere bene, amando il prossimo e rispettandolo nella sua dignità di uomo? Se la morte è l’ultima parola, tanto vale godere finchè si può. Se la morte, invece, è soltanto il passaggio (doloroso certo) per un’altra vita, eterna e definitiva, non più precaria, allora tanto vale vivere – anche a costo di sacrifici – questa vita.

La vita è un investimento per il futuro. Possiamo decidere di investirla in cose banali e mediocri o in cose sante. Possiamo decidere di affidare i nostri risparmi alle banche mondane (con tutti i costi e i rischi che conosciamo) oppure affidarli alla banca di Gesù Cristo, la Chiesa cattolica, capace di restituirci il centuplo e l’unica capace di renderci come interesse la santità e la vita eterna.

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